Negli ultimi anni si è acceso un forte dibattito sui rischi legati alla presenza di microplastiche e nanoplastiche negli alimenti, con particolare attenzione al ruolo dei materiali a contatto con gli alimenti (MOCA), tra cui gli imballaggi in plastica. Alcuni media hanno spesso lanciato allarmi, alimentando preoccupazioni tra consumatori e aziende del settore. Tuttavia, secondo un’approfondita revisione della letteratura scientifica pubblicata da EFSA (European Food Safety Authority) il 21 ottobre 2025, la questione è ben più complessa e va letta con attenzione.
Cosa dice davvero lo studio EFSA
EFSA ha analizzato in modo sistematico 1.711 articoli scientifici pubblicati tra il 2015 e il 20 gennaio 2025. Di questi, 122 sono stati selezionati per l’analisi dei dati, con ulteriori 8 pubblicazioni inserite a supporto del contesto.
L’obiettivo dello studio era valutare l’effettivo rilascio di microplastiche e nanoplastiche (MNP) dai materiali MOCA durante il loro utilizzo quotidiano. La revisione si è focalizzata su:
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modalità di rilascio,
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quantità rilevate,
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condizioni dei test,
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attendibilità dei metodi utilizzati.
Microplastiche rilevate, ma pochi dati certi
Uno dei principali risultati dello studio è che le microplastiche possono essere rilasciate, in particolare in presenza di stress meccanici (come abrasione o sfregamento) o quando il materiale presenta strutture porose o danneggiate.
Tuttavia, EFSA sottolinea che i dati disponibili sono frammentari e spesso poco affidabili. La maggior parte delle ricerche ha utilizzato acqua o liquidi simulanti per replicare il contatto con alimenti, ma solo pochi studi sono stati condotti con veri prodotti alimentari, riducendo così la rappresentatività dei risultati.
Inoltre, molte ricerche presentano limiti metodologici:
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test non standardizzati;
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difficoltà nella preparazione dei campioni;
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tecniche analitiche non validate;
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alto rischio di contaminazione esterna.
Queste criticità rendono difficile valutare con precisione la quantità reale di particelle rilasciate.
Il caso delle nanoplastiche
Per quanto riguarda le nanoplastiche, EFSA evidenzia che i dati sono praticamente assenti. Questa mancanza rappresenta una delle principali lacune della letteratura scientifica attuale e rende impossibile, allo stato attuale, stimare con certezza l’esposizione del consumatore.
In molti casi, infatti, le particelle rilevate potrebbero non essere nemmeno plastica, ma additivi, oligomeri o residui provenienti da altre fonti.
Nessun allarme: l’esposizione non è quantificabile
Nonostante l’interesse crescente per il tema, EFSA conclude che non ci sono prove sufficienti per stimare in modo affidabile l’esposizione del consumatore a microplastiche e nanoplastiche rilasciate da imballaggi alimentari. Si tratta quindi di una conferma scientifica che ridimensiona le paure mediatiche e invita a una maggiore cautela nella diffusione di notizie allarmistiche.
EFSA invita piuttosto la comunità scientifica a investire in:
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metodologie più robuste e standardizzate;
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test realistici con alimenti veri;
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analisi più precise per distinguere le plastiche da altre sostanze.
Perché questo studio è importante per il settore del packaging flessibile
Per un’azienda come Teamplast Srl, specializzata nella produzione di packaging flessibile in LDPE e HDPE certificato per uso alimentare, questo studio rappresenta un punto di riferimento fondamentale. Da sempre Teamplast adotta un approccio responsabile alla progettazione dei propri imballaggi, ponendo sicurezza e sostenibilità al centro delle scelte produttive.
La qualità dei materiali, la conformità alle normative MOCA e il monitoraggio delle evoluzioni scientifiche sono elementi chiave per garantire prodotti affidabili, sicuri e in linea con le aspettative di un mercato sempre più consapevole.
Questo studio di EFSA dimostra come sia essenziale basarsi su dati scientifici rigorosi e non su percezioni distorte. Solo così è possibile fare innovazione responsabile nel settore degli imballaggi alimentari.
Lo studio EFSA getta luce su un tema di grande attualità: il possibile rilascio di microplastiche dai materiali a contatto con gli alimenti. Le evidenze attuali dimostrano che il fenomeno esiste, ma in quantità non quantificabili e senza dati certi sull’impatto per la salute.
Per Teamplast è un motivo in più per continuare a investire in sicurezza, tracciabilità e qualità, offrendo soluzioni di packaging flessibile certificate, sicure e rispettose delle normative europee.




